domenica 1 gennaio 2012

Dal 1 gennaio 2012,e' obbligatoria in Italia la certificazione energetica negli annunci immobiliari

Dal 1° gennaio 2012 diventa obbligatorio riportare l'indice di prestazione energetica degli edifici negli annunci immobiliari. Ma la legge non specifica sanzioni per chi non lo fa. Un approfondimento.

Dal 1° gennaio 2012 diventa obbligatorio riportare l'indice di prestazione energetica degli edifici negli annunci immobiliari. L'obbligo viene dal decreto di marzo sulle rinnovabili (il d.l. 28/2011), che ha aggiunto il comma 2-quater nell'articolo 6 del d.l. 192/2005, e alcuni annunci cominciano già a riportare i dati sulle prestazioni energetiche.

Il grosso, però, pare ancora sprovvisto di indicazioni. E qui entra in gioco un punto delicato: cosa rischia chi non rispetta l'obbligo? La norma nazionale non prevede sanzioni, anche se alcune riviste specializzate e siti internet hanno iniziato ad avvisare gli inserzionisti dei nuovi obblighi, rifiutando in qualche caso le offerte senza pagella energetica. Il tutto a meno che – suggerisce il Sole 24 ore - qualcuno non decida di richiamare in gioco due vecchi articoli della legge 10/1991: cosa che, però, al momento, pare improbabile. Sono invece sicure le multe da 1.000 a 5.000 euro previste in Lombardia con una legge regionale.

Nell'articolo del quotidiano di Confindustria un puntuale approfondimento che trovate qui.

30 dicembre 2011

mercoledì 28 dicembre 2011

A Dhaubadi,in Nepal, il primo villaggio a energia rinnovabile dell'Asia

L’impianto ibrido solare-eolico che ha permesso al villaggio di Dhaubadi, in Nepal, di diventare il primo villaggio "rinnovabile" dell'Asia, consiste in due gruppi di turbine eoliche da 5 kW accompagnato da pannelli fotovoltaici in grado di generare 43,6 kWh di energia elettrica al giorno, che,  secondo l'Asian Development Bank (ADB),  può dare energia a 46 famiglie del villaggio. L'installazione di questo impianto ultramoderno consentirà alle donne di cucinare e pulire, ai figli di studiare o giocare dopo il tramonto e agli abitanti del villaggio in generale di vedere la televisione, caricare i loro cellulari, usare il computer e leggere di notte con l'aiuto del sistema integrato di alimentazione eolico-solare.

“Servizi energetici affidabili ed efficienti sostengono l'espansione delle opportunità economiche e occupazionali, come anche continui progressi nello sviluppo sociale e miglioramenti nel tenore di vita.” ha osservato Hafeez Rahman, direttore generale per lo sviluppo meridionale di ADB. Il sistema ibrido  eolico-solare è stato installato nell'ambito dell'assistenza tecnico regionale di ADB (RETA) per lo sviluppo efficace di sistemi di distribuzione di piccola potenza eolica in aree rurali asiatiche con il Centro di Promozione di energia alternativa del Ministero dell'Ambiente e l'agenzia di attuazione in Nepal. In considerazione della cronica carenza di energia del Nepal e le sue abbondanti risorse eoliche e solari, così come il forte impegno del governo verso un'economia a basse emissioni di carbonio, ADB ha scelto il Nepal per un investimento di circa 3,8 milioni di dollari, come paese pilota per la sua prima piccola iniziativa eolica aumentando l'accesso all'energia nelle aree rurali remote. (h.b.)

martedì 27 dicembre 2011

News dal picco petrolifero-Borsa: Petroplus perde oggi 37%

In questo momento di gravissima crisi finanziaria,che prelude ad un' aggravamento della crisi dell'economia reale, ci stiamo dimenticando del problema greggio. Questa notizia ci racconta la crisi di un operatore nella raffinazione, tra calo di domanda e prezzi altissimi,99$ il WTI, 109 $ il Brent.
marcopa

Petroplus: banche congelano credito "indispensabile", crollo in Borsa
Stop a linea da 1mld $. Gruppo non puo' piu' comprare greggio Ginevra,

27 dic - Petroplus, maggiore raffinatore petrolifero indipendente europeo, ha reso noto che una linea di credito di circa un miliardo di dollari - ritenuta "indispensabile" per poter operare - e' stata congelata dai propri creditori.
Pesante la reazione del titolo in Borsa, dove in tarda mattinata cedeva oltre il 37% a 2,16 franchi, in un mercato che stazionava vicino alla parita'. Il gruppo svizzero, che si trova in stato di crisi a causa della sovraccapacita' che esiste in Europa nel settore, non ha spiegato le ragioni del disaccordo con le banche e comunque ha annunciato "di avere l'intenzione di continuare a trattare con le banche per un rapido ripristino delle linee di credito" e che sta "valutando ulteriori opzioni strategiche per mantenere in attivita' la propria rete europea di raffinazione e distribuzione".
Intanto il suo direttore finanziario, Joseph Watson, ha annunciato che "attualmente non possiamo piu' acquistare petrolio, tenuto conto che ne acquistiamo giornalmente 500 mila barili al giorno". Man- 27-27-12-11 10:40:03
Fonte  http://www.corriere.it/

mercoledì 21 dicembre 2011

Intervista del quotidiano L'Avvisatore Marittimo a M.Palombo e E.Aligwo,presidente e vice dell'Associazione Italia Africa

L’AVVISATORE MARITTIMO
Giovedi’ 15 dicembre 2011   
Quotidiano indipendente di informazione marittime e di politica economica
SPECIALE AFRICA     
PARLANO MARCO PALOMBO, PRESIDENTE DELL’ ASSOCIAZIONE ITALIA-AFRICA EDWIN ALIGWO,VICEPRESIDENTE
Impariamo a credere nell’ Africa
Prospettive? In Algeria, Tunisia e Marocco la ripresa sara’ piu’ veloce

Far conoscere e favorire la diffusione delle energierinnovabili, in particolare quelle solari, nel continente africano, educare all’ uso delle risorse naturali del pianeta e promuovere una cultura di pacifica collaborazione tra le realta’ piu’ industrializzate e quelle in via di sviluppo. Sono questi i principali obiettivi dell’ Associazione Internazionale Italia Africa, creata a Roma il 30 novembre 2010 dall’ attuale presidente Marco Palombo e da Edwin Aligwo e attiva soprattutto in Africa con progetti  gia’ avviati in Senegal e Nigeria.

Dott. Palombo si poteva forse prevedere quanto e’ successo in Nord Africa in questi ultimi mesi ?
Direi di si, perche’ in molti casi, come quello libico, la situazione era arrivata al limite del collasso. E poi dall’ Italia ci siamo sempre fatti un’ idea sbagliata delle popolazioni che soprattutto negli ultimi anni, anche per l’ uso dei nuovi mezzi di comunicazione, hanno raggiunto nella media un buon livello culturale. La nostra colpa, quella dell’ Italia cosi’ come del resto dell’ Europa, e’ stata quella di non avere visto per tempo una situazione che era destinata ad esplodere. Oggi la fase piu’ critica si sta vivendo in Libia dove con la guerra e’ stato distrutto quasi tutto, quella migliore invece e’ forse in Marocco.

Quando potranno riprendere con regolarita’ gli scambi commerciali verso questi paesi ?
Questo e’ molto difficile dirlo non solo perche’ la situazione politica di questi territori e’ in continuo divenire ma anche perche’ ci sono circostanze differenti in tutto il Nord Africa. Indubbiamente ci sono stati e ci saranno grandissimi problemi soprattutto per le piccole e medie imprese che piu’ di altre avranno difficolta’ a riprendersi dalle perdite che hanno avuto in questi mesi di mancato lavoro. Per quanto riguarda la Libia, ad esempio, c’e’ un momento di grandissima difficolta’ perche’ tutto dovra’ essere ricostruito dopo che e’ stato distrutto dalla violenza dei bombardamenti. Diversa e’ invece la situazione in Algeria, Tunisia e Marocco dove si potra’ avere una ripresa piu’ veloce.

E i rapporti con l’ Italia ? D’ ora in avanti miglioreranno rispetto a prima ?
Le relazioni future non potranno che subire un netto miglioramento ma questo avverra’ solamente dopo un momento di comprensibile assestamento. Questi paesi hanno deciso di intraprendere una difficile strada verso regimi democratici che di certo non sortira’ un effetto immediato. Ci vorranno mesi, forse anni ma sicuramente la via intrapresa e’ quella giusta.
L’Italia ha sempre lavorato con i paesi nordafricani adesso e’ arrivato il momento di dialogare con il continente

Perche’ l’ Italia, rispetto ad altri, dovrebbe rappresentare un canale privilegiato nei rapporti con l’ Africa ?
Prima di tutto per la sua posizione geografica. E poi perche’ il nostro passato coloniale, per quanto non sia stata una parentesi edificante, ha avuto un periodo di vita molto limitato. Durante tutto il periodo della Prima Repubblica, l’ Italia ha sempre avuto un rapporto autonomo con tutto il mondo arabo e questo ha favorito l’ instaurarsi di ottimi rapporti. Adesso e’ arrivato il momento di fare molto di piu’ e non solo con tutto il Nord Africa ma con l’ intero continente. Si potrebbero aprire dei vantaggi enormi, da entrambe le parti, basta pensare alle risorse naturali che ci sono in questi territori e che non sempre vengono valorizzate. Mi riferisco anche alla zona subsahariana , un’ area estramamente povera ma con grandi potenzialita’ che non sono state mai sfruttate. A Brazzaville, in Congo, e’ stata costruita una nuova struttura portuale sul fiume per l’ esportazione d’ avorio e di caucciu’ , ci sono allo studio altri progetti e questo potrebbe rappresentare un primo incentivo verso una crescita economica. Non servono grandi investimenti  ma scelte intelligenti e mirate, basterebbe davvero poco.

Perche’ un operatore italiano dovrebbe decidere di investire in Africa e non altrove ?
La difficolta’ maggiore, guardando l’ intero continente, e’ sicuramente quella di entrare in contatto con una mentalita’ molto differente dalla nostra e spesso di avere a che fare con governi che soprattutto prima erano deboli e corrotti. Poi in molte aree c’e’ il problema dell’ energia elettrica, spesso discontinua e che non favorisce una corretta produzione industriale. Ma sono terre che hanno ricchezze enormi , abbondanza di materie prima, con una popolazione che cresce anno dopo anno e non vuole piu’ vivere in una condizione di poverta’ e arretratezza. La manodopera costa molto poco , ancora meno rispetto all’ est Europa. Solo in Africa ci sono queste possibilita’ di sviluppo, margini di miglioramento enorme che si possono solo immaginare.

L’Associazione Internazionale Italia Africa e’ nata da poco piu’ di un anno , attualmente di quali progetti vi state occupando ?
Per il momento in Italia siamo attivi nel Lazio, a Roma e presto lo saremo anche in Toscana con un nostro ufficio distaccato . il nostro primo obiettivo e’ quello di portare la cultura dell’ energia rinnovabile in Africa e proprio su questo argomento stiamo lavorando per aprire una scuola in Nigeria, dove formare tecnici ed esperti che possano poi restare e lavorare nel territorio.

lunedì 19 dicembre 2011

Africa-NextEnergy : un fondo per le energie rinnovabili in Africa

NextEnergy: nuovo fondo per lo sviluppo delle rinnovabili in Africa
19-12-2011
E’ la nuova iniziativa della merchant bank NextEnergy Capital: il fondo ha un obiettivo di raccolta 400 milioni di euro finalizzati allo sviluppo di progetti etici nelle energie rinnovabili, nel business ambientale e nelle tecnologie sostenibili nel Continente africano
Arriva ix:Africa, il nuovo fondo di private equity per lo sviluppo delle energie rinnovabili in Africa. E’ la nuova iniziativa lanciata da NextEnergy Capital, merchant bank europea specializzata nelle energie pulite e nel business ambientale: il fondo ha un obiettivo di raccolta 400 milioni di euro finalizzati allo sviluppo di progetti etici nelle energie rinnovabili, nel business ambientale e nelle tecnologie sostenibili nel Continente africano. L’obiettivo è coinvolgere investitori qualificati americani, europei e  sudafricani. "L’80% circa del fondo sarà utilizzato per la realizzazione d’impianti di generazione già autorizzati e di progetti infrastrutturali, mentre il restante 20% finanzierà lo sviluppo d’impianti in fase di autorizzazione e di tecnologie pulite in early-stage. - si legge in un comunicato - Una parte dei profitti del fondo, infine, andrà a sostegno di una Fondazione che ha lo scopo di diffondere l’approccio dell’impact investment (l'innovativa strategia per coniugare ritorni finanziari e impatti sociali e ambientali sulle comunità locali, su cui è basato il fondo ix:Africa, ndr) ad altre iniziative sociali in altri settori, quali alimentare, housing e sanitario".

Parallelamente alla raccolta di capitale, NextEnergy Capital ha dotato ix:Africa di capitale di avviamento per realizzare i primi progetti, tra cui un  progetto-pilota (per la dimostrazione dei ritorni e degli impatti positivi generati) in collaborazione con la Banca per lo Sviluppo Sudafricana, per la realizzazione di un impianto fotovoltaico da 6,5 MW in Sudafrica. L’installazione pilota di ix:Africa sarà realizzato nella regione di Waterberg, 300 chilometri a nord di Johannesburg. L¹impianto, del valore complessivo di 18 milioni di euro, creerà 355 nuovi posti di lavoro in fase di costruzione, altri 125 posti per la produzione dei moduli fotovoltaici nel paese e 85 posti nel lungo termine (25 anni) nella regione. ix:Africa ha inoltre acquisito una quota pari al 20% di AfriTrak, società detentrice di un brevetto per un sistema di installazione di inseguitori per il fotovoltaico che sarà utilizzato nella costruzione dell’impianto nella regione di Waterberg. AfriTrak prevede di installare impianti fotovoltaici per 360 MW di potenza nel sud dell’Africa nei prossimi 5 anni, creando 5.000 nuovi posti di lavoro nel lungo periodo.(f.n.)

mercoledì 30 novembre 2011

Fotovoltaico, inizia la promettente avventura in Sud Africa

Nasce il primo impianto fotovoltaico in Sud Africa
30-11-2011
 
Si tratta dell'impianto di Sunninghill (Johannesburg), che, con una capacità di 400 kw, è costituito da una copertura di 180 posti auto, nel parcheggio della sede centrale dell'Eskom, l'azienda elettrica nazionale
Il progetto presentato in occasione della 17 ° Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (COP17) che si tiene in questi giorni a Durban è costituito da una copertura centrale di 180 posti auto, nel parcheggio della sede centrale dell'Eskom, l'azienda elettrica nazionale, che produrrà 675 MWh all'anno e fornirà il 5% del fabbisogno energetico. L'inaugurazione di questo impianto, lo scorso 25 novembre, ha segnato l'inizio del grande piano di sviluppo delle energie rinnovabili per il Sud Africa, un paese dove il carbone è attualmente l'energia dominante. Il complesso solare è stato sviluppato dalla joint venture tra Divisione Energia di Guma Gruppo e la società francese Coruscant, ingaggiati per sviluppare anche ulteriori progetti fotovoltaici nel paese.

 "Siamo molto orgogliosi di questo primo progetto che è all'avanguardia nel campo delle energie rinnovabili - ha detto Robert Matana Gumede, amministratore delegato del gruppo Guma - il fotovoltaico è un metodo di produzione di energia in forte crescita. Questo progetto sarà il fiore all'occhiello della nostra strategia di produrre energia non inquinante ". L'ingegneria e le competenze nel settore fotovoltaico sono state seguite da Coruscant, mentre la costruzione è stata assegnato a imprese locali. Le attrezzature, compresi i 2600 metri quadrati di moduli fotovoltaici e le strutture di supporto sono state prodotte in Sud Africa. Inoltre, l'80% del bilancio totale di 1,2 milioni di euro è stato speso a livello locale, in conformità con l'obiettivo fissato dal governo sudafricano di sviluppare in loco le attività legate alle energie rinnovabili. (h.b.)

domenica 27 novembre 2011

Climate Change: Occupy Durban ?

lima | Comunicazione | Economia ecologica

Climate change: Occupy Durban?

I Paesi vulnerabili e gli anti-carbon market annunciano forti proteste alla Cop17 Unfccc
[ 25 novembre 2011 ]
Umberto Mazzantini
Secondo The Guardian «I Diplomatici di alcuni Paesi emergenti potrebbero "occupare" i negoziati sul clima delle Nazioni Unite che iniziano lunedì a Durban, organizzando sit-in e boicottaggi per la mancanza di urgenza nei colloqui». A lanciare l'idea è stato José María Figueres, ex presidente della Costa Rica, ex  manager del  Davos world economic forum  e che, tra l'altro, è anche fratello di Christiana  Figueres, la segretaria esecutiva dell'United Nations framework convention on climate change (Unfccc) che organizza la Conferenza delle parti in Sudafrica.
La settimana scorsa, mentre partecipava al Climate vulnerable forum in Bangladesh, la tv  OneWorld  gli ha chiesto «Ha espresso la sua simpatia per il movimento Occupy Wall Street e chiesto un Occupy Durban. Cosa pensa che possa ottenere?»  e José María Figueres ha risposto: «I disordini di Londra e gli indignados di Madrid e l'ormai sempre più globale movimento Occupy Wall Street sono il segno della frustrazione sentita da molti, dato che non stiamo rispondendo ai loro bisogni economici. Quindi, rispetto al clima forse abbiamo bisogno di un Occupy Durban. Un sit in delle delegazioni dei Paesi che sono più colpiti dai cambiamenti climatici, che stanno andando da una Cop alla prossima Cop  ed alla Cop successiva  senza ottenere risposte positive e concrete sui temi sui quali vogliono un accordo». Poi ha aggiunto che  «I Paesi vulnerabili devono rifiutarsi di lasciare i colloqui fino a quando non saranno stati fatti sostanziali progressi. Ho invitato tutti i Paesi vulnerabili a "occupare"  Durban.Abbiamo bisogno di una espressione di solidarietà da parte delle delegazioni dei Paesi che sono più colpiti dal cambiamento climatico, che vanno da una riunione all'altra senza ottenere risposte sulle questioni che devono essere affrontate. Siamo andati a Copenhagen con l'illusione che potessimo raggiungere un accordo equo. Siamo andati a Cancún, dove abbiamo visto un leggero, ma non sufficiente, progresso. La frustrazione è profonda e sta crescendo. Ora sentiamo che non abbiamo più bisogno di  conferenze. Questa volta dobbiamo fare sul serio. Dovremmo andare a Durban con la ferma convinzione che non torneremo fino a quando non avremo fatto sostanziali progressi».
Il portavoce del G77 dei Paesi in via di sviluppo alla Cop17 non ha voluto commentare, ma un ambasciatore a Durban citato dal Guardian ha detto: «Il movimento Occupy Wall Street e il movimento Occupy the Climate Change negotiations affrontano lo stesso problema. Abbiamo bisogno di questo se vogliamo avere qualche risultato positivo, altrimenti sarà peggio di Cancún. Qui, nei corridoi, si parla di occupare le sale riunioni, ma ci potrebbero essere sanzioni. Quindi bisogna stare all'interno con i "grandi", in modo da avere un impatto e che nessuno venga  punito. Siamo all'inizio...».
Il portavoce dei 53 Paesi dell' Africa group, Seyni Nafo, ha detto: «Comprendiamo la situazione in Europa e in Giappone, ma sembra che ora il cambiamento climatico non faccia più parte dell'agenda globale. Deve essere presa in considerazione un'azione globale che potrebbe renderla visibile. Stiamo esplorando molte vie ed opzioni. Dovete prenderle sul serio». Un avvertimento da non sottovalutare, visto che nel 2009, ai climate change talks di Barcellona, proprio un'azione radicale di boicottaggio ed occupazione da parte  Paesi africani, costrinse i Paesi ricchi a promettere maggiori sforzi sul taglio delle emissioni entro il 2020.
Anche l'Alliace os small islands States, che riunisce alcuni i Paesi insulari più a rischio per il global warming, si è detta pronta a qualsiasi iniziativa per impedire quelle che ha definito mosse «Sconsiderate e irresponsabili» contro l'approvazione di un nuovo trattato.
«E fuori dell'International convention centre di Durban, nella società più vasta, c'è una potenziate primavera del clima, come la primavera Araba?», ha chiesto OneWorld a Figueres che ha risposto: «La storia dell'umanità dimostra che è sempre stata una grande crisi a farci muovere».
Patrick Bond, direttore del Centre for civil society dell'università sudafricana del KwaZulu-Natal, non ha dubbi: «La crisi è sicuramente sopra di noi, con più di 300.000 persone che, secondo demografi, muoiono ogni anno a causa dei cambiamenti climatici - scrive sul Mercury - L'Unfccc potrebbe essere all'altezza di una potenziale governance globale, ultimamente a ha realizzato il Protocollo di Montreal del 1987 che vieta i Cfc per salvare il buco dell'ozono, o invece Durban sarà conosciuta come la Conference of Polluters (Conferenza degli inquinatori, ndt) il luogo dove moriranno il meccanismo del protocollo di Kyoto e gli impegni per bloccare-tagliare le emissioni, mentre la macchina del carbon trading è rimasta all'1%, perché si è scelto di giocare a questo d'azzardo sul clima? Anche se la banca Ubs di Zurigo la scorsa settimana ha predetto il totale collasso dell'European Union's Emissions Trading Scheme nei prossimi mesi, sembra che soffriremo per un secondo collasso quando la Cop17 chiuderà il 9 dicembre. Così, per salvare il pianeta e le persone, il 99% dovrebbe sfidare la mentalità "for-profit" dell'Unfccc. Il 10 novembre è arrivata nella mia casella di posta elettronica una e-mail interessante: "L'Occupy movement che sta invadendo il pianeta fa luce sui sistemi ingiusti che beneficiano ad un piccolo gruppo di elite individuali e corporations, consolidando ricchezza e potere per pochi a scapito della stragrande maggioranza degli abitanti del mondo e del pianeta nel suo complesso". Secondo l'e-mail: «La Cop17 non farà nulla per affrontare questo squilibrio di potere e di risorse e invece darà a quelle stesse persone e istituzioni che hanno causato la rovina il controllo economico della nostra terra, dell'acqua e dell'atmosfera, non sarà che un commercio, nient'altro che denaro per fare commodity». Una risposta a questo anonimo emailer è "Occupy Cop17", che considera  l'Unfccc "I buffoni delle Nazioni Unite, clown e criminali del carbonio" ed è difficile argomentare contro, sulla base delle 16 prestazioni passate».
L'organizzazione sudafricana "Occupy Cop17" denuncia: «Le stesse persone responsabili della crisi finanziaria globale sono pronte a prendere il controllo della nostra atmosfera, terra, foreste, montagne e corsi d'acqua. Vogliono istituire carbon markets che renderanno miliardi di dollari ad un'elite di pochi, mentre la terra e le risorse dei molti. Dobbiamo organizzaci per proteggere il pianeta e salvaguardare coloro che dipendono dalla difesa dei nostri ecosistemi»  
Secondo Bond, «Ci sono molti sudafricani con genuine rimostranze che faranno parte dello scenario di protesta  del movimento anti-Cop17, in parte a causa della cattiva gestione dell'energia della Eskom (più centrali elettriche a carbone, come ha denunciato Greenpeace, bloccando la costruzione della Eskom a Kusile la scorsa settimana) e dell'elettricità (prezzi alti per le masse e basso prezzo per Anglo American e Bhp Billiton). Altri verranno mostrati solo per fare polverone: Business Day la settimana scorsa titolava in prima pagina, "Malema supporters to disrupt climate conference", sulla scia della bastonatura che il comitato disciplinare dell' African national congress (il partito al potere in Sudafrica, ndr)  ha dato alla leadership della Youth League».
Per coloro che si occupano seriamente di giustizia climatica, alcune delle riflessioni più interessanti del 99% thinking e sulle alternative pratiche saranno al People's Space, ospitato dal campus universitario dell'Howard College dell'università del KwaZulu-Natal, a partire dalla con la Conferenza dei giovani che si tiene dal  25 al 27 Novembre, e che poi sarà aperto al pubblico dal 28 novembre fino al 9 dicembre. Le notti "teach-in" al Centre for Civil Society  aggiungeranno rigore accademico alla passione degli attivisti ambientali e sociali che saranno a Durban, dove è previsto l'arrivo di centinaia di delegati per la Pan African Climate Justice Alliance  e per a Rural Women's Assembly e per una miriade di eventi della C17, organizzata dal Civil society committee for Cop 17.
Bond  conclude: «Quel che unisce People's Space, Occupy Durban e la marcia del Global Day of Action del 3 dicembre è un certo grado di scetticismo per quel che l'1% sta cucinando all'interno delle fumose stanze dell' Unfcc all'International convention centre di Durban, e un genuino rispetto per il potere del popolo che ancora ed ancora risorge nei luoghi meno attesi».
   
 
Fonte  www.greenreport.it